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Aristolochia

Aristolochia ssp. L. - famiglia delle Aristolochiacee
  • Aristolochia, erba astrologa, Aristolochia rotunda L. subsp. rotunda
  • Aristolochia clematide, strallogi, ristologi, Aristolochia clematitis L.

 

Descrizione

Aristolochia rotunda L. subsp. rotunda, aristolochia, è una pianta perenne, alta fino a 60 cm circa. Fiorisce da maggio a giugno, si trova nei boschi cedui e ai margini dei sentieri, sino alla quota di m 800 s.l.m.

  • I fiori sono solitari, portati all’ascella delle foglie. La corolla è a un lobo, ha quindi un piano di simmetria unico, con il tubo di colore giallo-verdastro e il lembo, linguiforme, con punta smussata, di colore porporino-marrone scuro. Può ricordare nella forma una trombetta.
  • Le foglie sono alterne, cuoriformi, più o meno sessili, con i lobi inferiori arrotondati che quasi abbracciano il fusto. Hanno le venature della pagina superiore infossate.
  • Il frutto è globulare, con diametro di 1 – 2 cm.
  • I fusti sono eretti, glabri, a volte ramificati.
  • La radice è un grosso tubero, praticamente sferico.

Aristolochia clematitis L., aristolochia clematide, è una pianta erbacea, perenne, dall’odore sgradevole. Fiorisce da aprile a giugno negli incolti, tra le vigne e ai margini dei fossi, praticamente dal livello del mare sino a m 800 s.l.m.

  • I fiori sono tubulari, di colore giallo-verdastro, progressivamente penduli, riuniti in fascetti fino a 6 elementi; sono portati all’ascella delle foglie.
  • Le foglie sono verdi, grandi, picciolate, di forma cordato-romboidale con bordi irregolari.
  • I frutti sono ovoidali, a maturità penduli (come qualcuno ha suggerito, sembrano quasi delle provole appese), di circa 3 cm di diametro.
  • I fusti sono eretti, semplici o ramificati, talora sinuosi, legnosi alla base.
  • La radice è rizomatosa.


Aristolochia

Tossicità

Non abbiamo trovato indicazioni precise relative ai caratteri di tossicità della Aristolochia rotunda, mentre sono noti dati sulla Aristolochia clematitis.

Giovanni Negri, tuttavia, nel suo Erbario figurato evidenzia che da un punto di vista erboristico tutte le aristolochiacee debbono essere trattate sempre con estrema cautela “data la generale e notevole velenosità di tutte le specie di questo genere”.

Nell’ Atlante delle piante medicinali [I. e P. Schonfelder, 1989] leggiamo che “[...] droghe e preparati con aristolochia o con acido di aristolochia, sono stati ritirati dal commercio nel 1981 a causa di sospetta cancerosità”.

Oggi tutte le specie del genere sono considerate altamente velenose, perché contenenti un alcaloide tossico (aristolochina) e sostanze sospette di cancerosità [Agradi, Redondi, Botti Conoscere le piante medicinali, 2005]. 

Ne è assolutamente vietato l’uso empirico.


Aristolochia clematitis, strallogi o ristologi

Curiosità

Il nome generico sembra derivi dal greco antico ed abbia il significato di “ottimo parto”, richiamando in tal modo le proprietà medicinali anticamente riconosciute a questo genere.

Il nome specifico dello strallogi, clematitis, significa “sarmentoso”, e fa riferimento al fusto flessuoso della pianta

La particolare struttura delle aristolochiacee ci indica l’adattamento di queste piante a essere impollinate dagli insetti con un meccanismo simile a quello messo in atto dagli Arum. Innanzitutto annotiamo che in questo genere la maturazione del pistillo avviene qualche giorno prima di quella degli stami, così il fiore può essere considerato inizialmente femminile e successivamente maschile [G. Dalla Fior La Nostra Flora, 1926]. Gli insetti, attirati dall’odore non proprio gradevole della pianta, penetrano nel fiore, il cui corridoio di accesso, tubuliforme, è irto di peli piuttosto rigidi e diretti verso il basso. Per questo, zanzare, moscerini, e altri insetti, scivolano facilmente nel “tubo”, ma non riescono poi a risalirlo. Sono quindi “costretti” a lasciare il polline di cui sono carichi, per cercare più facilmente una via di fuga. Avviene così la fecondazione… del fiore femminile, al termine della quale i peli presenti all’ingresso del “tubo” avvizziscono. Nel frattempo, tuttavia, le antere (fiore maschile) si aprono, liberando il polline che può ricoprire, ancora una volta, l’insetto. Ora però la via è aperta e l’insetto, finalmente libero, può uscire e involarsi verso altri fiori, continuando, così, la sua opera.

La conformazione particolarissima del fiore ha sollecitato la fantasia popolare da cui deriva, per motivi legati a superstizioni varie, il nome volgare di erba astrologa.

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