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Pianta erbacea che può arrivare ad un metro d'altezza. Ha il fusto cavo alla base e molto ramificato in alto. Le foglie inferiori sono picciolate; quelle superiori sono sessili e gradatamente decrescenti. Il fogliame principale è palmatosette, in pratica è simile nella forma al palmo di una mano, con i singoli elementi profondamente divisi tra loro. I fiori sono numerosi e di colore giallo intenso, di dimensioni in genere comprese tra 1 e 2,5 cm. Sbocciano a partire da maggio e ci accompagnano per tutta l'estate. Nel fiore riconosciamo 5 petali un po' concavi e 5 sepali.

Il ranuncolo comune non è utilizzato in medicina. È utilizzato, con le opportune diluizioni, in omeopatia per la cura di alcune malattie della pelle ed inoltre della gotta e dei dolori reumatici.

Talora questa pianta, generalmente evitata dal bestiame al pascolo in quanto tossica, diviene, per tale motivo, la specie predominante, infestante. La tossicità del ranuncolo dei prati deriva dalla presenza della ranuncolina, alcaloide tossico. Se le vacche ne assumono in quantità, ad esempio laddove il ranuncolo comune è l'unica specie presente e lussureggiante nei pascoli, il latte che producono è amaro e di colorazione rossastra. L'alcaloide del ranuncolo acre è vescicoso per la pelle, ulcerante per le mucose e, dunque, dannoso anche per contatto esterno. Quest'alcaloide, però, è degradato dall'essiccazione e pertanto il fieno di ranuncolo comune non è assolutamente pericoloso

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