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Una volta questa pianta veniva usata dalla medicina popolare come calmante. È il papavero che tinge di rosso i campi alla fine della primavera, inizio dell'estate. La corolla è di grandi dimensioni, con quattro petali di colore rosso vivo, raramente bianco, e alla base una caratteristica macchia nera. La pianta si presenta rivestita di peli. Contiene un alcaloide, un colorante (nei fiori) e mucillagine. La capsula è glabra e rigonfia. Sembra che possieda proprietà sedative anche della tosse. Può tuttavia provocare nausea, vomito e, sembra, anche una leggera reazione di tipo febbrile.

Il nome del genere deriva dalla lingua celtica ove il termine "papa" significa poltiglia. La tradizione vuole che una poltiglia di petali di papavero venisse, nei tempi antichi, mescolata alla pappa dei bimbi per favorirne il sonno (e lasciare così dormire i genitori), ma ovviamente questo è certamente un esempio da non seguire. Simile al rhoeas è il Papaver dubium L., in cui la capsula è pure glabra, però clavata, cioè allungata, le foglie sono doppiamente pennate e manca la macchia scura alla base dei petali. Nei nostri prati possiamo incontrare inoltre un altro papavero, più piccolo e meno appariscente dei precedenti. Si presenta con i quattro petali rossi che non si sovrappongono e con la capsula clavata, pelosa. Si tratta del Papaver argemone L., papavero selvatico, dalle proprietà simili a quelle descritte. Il papavero si è diffuso praticamente ovunque con le colture

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